Lenz Fondazione. Re_Opening Mondi nuovi

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Tariffe:

Mondi Nuovi, Melancolía contromano, Futuro sensibile
Ingresso gratuito

Hipógrifo violento, Flowers like stars?, Altro stato
€ 12,00 intero
€ 8,00 ridotto (under 30, over 60, studenti, youngER Card, Carta DOC, dipendenti AUSL, n.2 spettacoli nella stessa serata)

Prenotazione obbligatoria. Ritiro biglietti 15 minuti prima degli spettacoli. Capienza massima delle sale: 20 persone.

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Informazioni e prenotazioni:
info@lenzfondazione.it 
tel. +39 0521270141 - 3356096220

Tra tempo passato e contemporaneità, la prima parte del progetto di Lenz Fondazione per Parma 2020+21 parte dalla lettura dell’autore barocco spagnolo Pedro Calderón de la Barca per prefigurare un ipotetico ‘quadro favoloso’ dell’umanità del futuro.

24 settembre Mondi nuovi

Orario:

alle 20.00

Dove : Teatro Lenz

Videoinstallazioni da La vita è sogno, Il grande teatro del mondo, La vida es sueño, Il principe costante, Il magico prodigioso di Pedro Calderón de la Barca
Musiche | Claudio Rocchetti e Andrea Azzali
Imagoturgie | Francesco Pititto

24 settembre Flowers like stars?

Orario:

alle 20.45

Dove : Teatro Lenz

Flowers like stars?, I fiori come le stelle?: spostamento, scostamento, deviazione, deriva verso un mondo che non è un rispecchiamento dell’universo estetico-morale di Calderón. Fuga dal barocco e fuga dalla convenzione della drammaturgia della sofferenza de Il principe costante, capolavoro che, riletto e trasdotto da Grotowski ha rifondato il teatro della seconda metà del Novecento.
Al centro del nostro lavoro è la vita di Fenix, personaggio minore molto intenso e contraddittorio: è il personaggio delle domande.
Valentina Barbarini, giovane ma non più giovanissima, si fonde con la funzione irriducibile della domanda: l’ansia della domanda senza risposta corrisponde pienamente al suo essere insieme iconica e solitaria, forte e fragilissima. L’impianto scenico la avvolge, la “velifica”: le sovrappone ulteriori filtri, retinature che sfumano la nitidizza di una possibile risposta all’unica domanda senza risposta: Dio è Uomo?
In apertura de Il principe costante c’è un verso guida fondamentale per tracciare il lavoro: “Solo so che so sentire quello che sentire non so”. E’ la domanda di ogni risveglio: è il turbamento del percepire con chiarezza che il sensibile è in sé condizione di smarrimento, identità volatile, irriducibile a sapere illuminante. Quella di Fenix è una fisionomia emotiva rarefatta, che sborda nella infinita capacità di una donna di non corrispondere a se stessa e alle proprie ragionevoli dinamiche esistenziali. Valentina ha iniziato a lavorare con noi a diciassette anni, oggi ne ha trentacinque: un percorso lungo, in cui con totale adesione ha incarnato la figurazione artistica dell’indecisione, della sottrazione, del rifiuto alla pianificazione dell’agire quotidiano. E’ corpo e pensiero di un teatro morale che rifiuta finzioni e sentimentalismi.

24 settembre Hipògrifo violento

Orario:

Dove : Teatro Lenz

Sandra Soncini incarna un pezzo lunghissimo della nostra storia, una congiunzione artistica iniziata alla fine degli anni Ottanta: un periodo davvero lungo, intenso, con allontanamenti e ritorni. Questa oscillazione amorosa rafforza il senso di questo nostro nuovo lavoro, Hipógrifo violento: abbiamo lasciato l’accento in castigliano, per indicare già nel suono della prima parola-voce l’intenzione dinamica, il salto, lo strappo, il sussulto, il galoppo esistenziale dell’interprete/personaggio.
Sandra Soncini ha interpretato Rosaura ne La Vita è Sogno diciassette anni fa: questo Hipógrifo violento ha sicuramente memoria di quell’esperienza scenica, ma se ne ha sostanza estetica profondamente diversa. Hipógrifo violento non estrae semplicemente Rosaura dal contesto complessivo dell’opera – La Vita è Sogno – ma ne stratifica la dimensione testuale incuneando nel disegno drammaturgico le inflessioni dell’antagonista Sigismondo.
Francesco Pititto, che ne cura la drammaturgia, ha dato forma ad una personalità a ‘caselle’, a tessere, una figura-scacchiera, la cui presentia si manifesta come un mosaico di umori, di passioni e di impulsi contrastanti. Attraverso queste oscillazioni caratteriali abbiamo dato corpo psichico al nostro Hipógrifo, alla ricerca di una biografia scenica che ponesse in primo piano il cedimento esistenziale, l’identità instabile del soggetto nella contemporaneità.
In un intreccio di sequenze diverse e apparentemente scollegate, il cammino performativo dell’interprete è segnato da un’irrefrenabile pantoclastìa drammatica: da garrulo fantoccio travestita da uomo a bambino-burattino lacrimoso e violento, da maschietto immorale e onanista a femmina disforica e informe, da mistica in stato di alterazione a maschera androgina e grottesca.
Con la performer – Sandra Soncini – prevale una visione immediatamente fisica del lavoro, poiché il suo percorso artistico proviene dalla danza, ma si tramuta quasi improvvisamente, per una specie di miracolo estetico, in forte tensione verbale. Credo che in Italia siano pochissime attrici con queste caratteristiche. Sandra ha mescolato, senza sofferenza, le due anime di danzatrice e attrice: il lavoro nasce su di lei e con lei. Hipógrifo violento è nudo: non ha bisogno di apparati scenografici decorativi o di artifici tecnologici, ma si ostende in un’installazione strutturata in anonimi segmenti materici in ferro, che deformano e feriscono il ventre tenero di guanciali dalla mollezza biancastra e lardosa. Tra quei tratti plastici di vite/sogni interrotti si fa spazio il corpo umano impietoso, deforme, implacato e stridente.

25 settembre Mondi nuovi

Orario:

alle 20.00

Dove : Teatro Lenz

Videoinstallazioni da La vita è sogno, Il grande teatro del mondo, La vida es sueño, Il principe costante, Il magico prodigioso di Pedro Calderón de la Barca
Musiche | Claudio Rocchetti e Andrea Azzali
Imagoturgie | Francesco Pititto

25 settembre Flowers like stars?

Orario:

alle 20.45

Dove : Teatro Lenz

Flowers like stars?, I fiori come le stelle?: spostamento, scostamento, deviazione, deriva verso un mondo che non è un rispecchiamento dell’universo estetico-morale di Calderón. Fuga dal barocco e fuga dalla convenzione della drammaturgia della sofferenza de Il principe costante, capolavoro che, riletto e trasdotto da Grotowski ha rifondato il teatro della seconda metà del Novecento.
Al centro del nostro lavoro è la vita di Fenix, personaggio minore molto intenso e contraddittorio: è il personaggio delle domande.
Valentina Barbarini, giovane ma non più giovanissima, si fonde con la funzione irriducibile della domanda: l’ansia della domanda senza risposta corrisponde pienamente al suo essere insieme iconica e solitaria, forte e fragilissima. L’impianto scenico la avvolge, la “velifica”: le sovrappone ulteriori filtri, retinature che sfumano la nitidizza di una possibile risposta all’unica domanda senza risposta: Dio è Uomo?
In apertura de Il principe costante c’è un verso guida fondamentale per tracciare il lavoro: “Solo so che so sentire quello che sentire non so”. E’ la domanda di ogni risveglio: è il turbamento del percepire con chiarezza che il sensibile è in sé condizione di smarrimento, identità volatile, irriducibile a sapere illuminante. Quella di Fenix è una fisionomia emotiva rarefatta, che sborda nella infinita capacità di una donna di non corrispondere a se stessa e alle proprie ragionevoli dinamiche esistenziali. Valentina ha iniziato a lavorare con noi a diciassette anni, oggi ne ha trentacinque: un percorso lungo, in cui con totale adesione ha incarnato la figurazione artistica dell’indecisione, della sottrazione, del rifiuto alla pianificazione dell’agire quotidiano. E’ corpo e pensiero di un teatro morale che rifiuta finzioni e sentimentalismi.

25 settembre Hipògrifo violento

Orario:

Dove : Teatro Lenz

Sandra Soncini incarna un pezzo lunghissimo della nostra storia, una congiunzione artistica iniziata alla fine degli anni Ottanta: un periodo davvero lungo, intenso, con allontanamenti e ritorni. Questa oscillazione amorosa rafforza il senso di questo nostro nuovo lavoro, Hipógrifo violento: abbiamo lasciato l’accento in castigliano, per indicare già nel suono della prima parola-voce l’intenzione dinamica, il salto, lo strappo, il sussulto, il galoppo esistenziale dell’interprete/personaggio.
Sandra Soncini ha interpretato Rosaura ne La Vita è Sogno diciassette anni fa: questo Hipógrifo violento ha sicuramente memoria di quell’esperienza scenica, ma se ne ha sostanza estetica profondamente diversa. Hipógrifo violento non estrae semplicemente Rosaura dal contesto complessivo dell’opera – La Vita è Sogno – ma ne stratifica la dimensione testuale incuneando nel disegno drammaturgico le inflessioni dell’antagonista Sigismondo.
Francesco Pititto, che ne cura la drammaturgia, ha dato forma ad una personalità a ‘caselle’, a tessere, una figura-scacchiera, la cui presentia si manifesta come un mosaico di umori, di passioni e di impulsi contrastanti. Attraverso queste oscillazioni caratteriali abbiamo dato corpo psichico al nostro Hipógrifo, alla ricerca di una biografia scenica che ponesse in primo piano il cedimento esistenziale, l’identità instabile del soggetto nella contemporaneità.
In un intreccio di sequenze diverse e apparentemente scollegate, il cammino performativo dell’interprete è segnato da un’irrefrenabile pantoclastìa drammatica: da garrulo fantoccio travestita da uomo a bambino-burattino lacrimoso e violento, da maschietto immorale e onanista a femmina disforica e informe, da mistica in stato di alterazione a maschera androgina e grottesca.
Con la performer – Sandra Soncini – prevale una visione immediatamente fisica del lavoro, poiché il suo percorso artistico proviene dalla danza, ma si tramuta quasi improvvisamente, per una specie di miracolo estetico, in forte tensione verbale. Credo che in Italia siano pochissime attrici con queste caratteristiche. Sandra ha mescolato, senza sofferenza, le due anime di danzatrice e attrice: il lavoro nasce su di lei e con lei. Hipógrifo violento è nudo: non ha bisogno di apparati scenografici decorativi o di artifici tecnologici, ma si ostende in un’installazione strutturata in anonimi segmenti materici in ferro, che deformano e feriscono il ventre tenero di guanciali dalla mollezza biancastra e lardosa. Tra quei tratti plastici di vite/sogni interrotti si fa spazio il corpo umano impietoso, deforme, implacato e stridente.

26 settembre Mondi nuovi

Orario:

alle 18.00

Dove : Teatro Lenz

Videoinstallazioni da La vita è sogno, Il grande teatro del mondo, La vida es sueño, Il principe costante, Il magico prodigioso di Pedro Calderón de la Barca
Musiche | Claudio Rocchetti e Andrea Azzali
Imagoturgie | Francesco Pititto

26 settembre Flowers like stars?

Orario:

alle 18.45

Dove : Teatro Lenz

Flowers like stars?, I fiori come le stelle?: spostamento, scostamento, deviazione, deriva verso un mondo che non è un rispecchiamento dell’universo estetico-morale di Calderón. Fuga dal barocco e fuga dalla convenzione della drammaturgia della sofferenza de Il principe costante, capolavoro che, riletto e trasdotto da Grotowski ha rifondato il teatro della seconda metà del Novecento.
Al centro del nostro lavoro è la vita di Fenix, personaggio minore molto intenso e contraddittorio: è il personaggio delle domande.
Valentina Barbarini, giovane ma non più giovanissima, si fonde con la funzione irriducibile della domanda: l’ansia della domanda senza risposta corrisponde pienamente al suo essere insieme iconica e solitaria, forte e fragilissima. L’impianto scenico la avvolge, la “velifica”: le sovrappone ulteriori filtri, retinature che sfumano la nitidizza di una possibile risposta all’unica domanda senza risposta: Dio è Uomo?
In apertura de Il principe costante c’è un verso guida fondamentale per tracciare il lavoro: “Solo so che so sentire quello che sentire non so”. E’ la domanda di ogni risveglio: è il turbamento del percepire con chiarezza che il sensibile è in sé condizione di smarrimento, identità volatile, irriducibile a sapere illuminante. Quella di Fenix è una fisionomia emotiva rarefatta, che sborda nella infinita capacità di una donna di non corrispondere a se stessa e alle proprie ragionevoli dinamiche esistenziali. Valentina ha iniziato a lavorare con noi a diciassette anni, oggi ne ha trentacinque: un percorso lungo, in cui con totale adesione ha incarnato la figurazione artistica dell’indecisione, della sottrazione, del rifiuto alla pianificazione dell’agire quotidiano. E’ corpo e pensiero di un teatro morale che rifiuta finzioni e sentimentalismi.

26 settembre Hipògrifo violento

Orario:

Dove : Teatro Lenz

Sandra Soncini incarna un pezzo lunghissimo della nostra storia, una congiunzione artistica iniziata alla fine degli anni Ottanta: un periodo davvero lungo, intenso, con allontanamenti e ritorni. Questa oscillazione amorosa rafforza il senso di questo nostro nuovo lavoro, Hipógrifo violento: abbiamo lasciato l’accento in castigliano, per indicare già nel suono della prima parola-voce l’intenzione dinamica, il salto, lo strappo, il sussulto, il galoppo esistenziale dell’interprete/personaggio.
Sandra Soncini ha interpretato Rosaura ne La Vita è Sogno diciassette anni fa: questo Hipógrifo violento ha sicuramente memoria di quell’esperienza scenica, ma se ne ha sostanza estetica profondamente diversa. Hipógrifo violento non estrae semplicemente Rosaura dal contesto complessivo dell’opera – La Vita è Sogno – ma ne stratifica la dimensione testuale incuneando nel disegno drammaturgico le inflessioni dell’antagonista Sigismondo.
Francesco Pititto, che ne cura la drammaturgia, ha dato forma ad una personalità a ‘caselle’, a tessere, una figura-scacchiera, la cui presentia si manifesta come un mosaico di umori, di passioni e di impulsi contrastanti. Attraverso queste oscillazioni caratteriali abbiamo dato corpo psichico al nostro Hipógrifo, alla ricerca di una biografia scenica che ponesse in primo piano il cedimento esistenziale, l’identità instabile del soggetto nella contemporaneità.
In un intreccio di sequenze diverse e apparentemente scollegate, il cammino performativo dell’interprete è segnato da un’irrefrenabile pantoclastìa drammatica: da garrulo fantoccio travestita da uomo a bambino-burattino lacrimoso e violento, da maschietto immorale e onanista a femmina disforica e informe, da mistica in stato di alterazione a maschera androgina e grottesca.
Con la performer – Sandra Soncini – prevale una visione immediatamente fisica del lavoro, poiché il suo percorso artistico proviene dalla danza, ma si tramuta quasi improvvisamente, per una specie di miracolo estetico, in forte tensione verbale. Credo che in Italia siano pochissime attrici con queste caratteristiche. Sandra ha mescolato, senza sofferenza, le due anime di danzatrice e attrice: il lavoro nasce su di lei e con lei. Hipógrifo violento è nudo: non ha bisogno di apparati scenografici decorativi o di artifici tecnologici, ma si ostende in un’installazione strutturata in anonimi segmenti materici in ferro, che deformano e feriscono il ventre tenero di guanciali dalla mollezza biancastra e lardosa. Tra quei tratti plastici di vite/sogni interrotti si fa spazio il corpo umano impietoso, deforme, implacato e stridente.

8 ottobre Melancolìa contromano

Orario:

alle 20.00

Dove : Teatro Lenz

Installazione visuale e sonora da Il principe costante di Pedro Calderón de la Barca
Interpreti | Valentina Barbarini, Ettore Lombardi, Elisa Orlandini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni, Sandra Soncini
Musica | Andrea Azzali
Durata | 40 minuti

8 ottobre Altro stato

Orario:

alle 20.45

Dove : Teatro Lenz

Altro stato è incarnato dall’attrice sensibile Barbara Voghera.
Barbara fa parte dell’ensemble di Lenz dal 2000: una lunga, straordinaria amicizia artistica.
Nel precedente storico allestimento de La vita è sogno interpretava il fool, Clarino, servo del principe Sigismondo, funzione scenica incorniciata in una dualità abbastanza convenzionale, simile a quella di Don Chisciotte e Sancho Panza: il magro, affusolato, anoressico principe e il servo cicciottello, sempre affamato. In Altro stato vogliamo superare questa visione conservatrice della relazione servo-padrone, prevedibile dialettica sociale, per ricondurre la tensione della duplicità in un unico soggetto. In Barbara convivono – sempre in lotta – le due anime de La vita è sogno: la consapevolezza della tragedia senza scampo a cui è destinato l’Uomo (la fame, la sofferenza perenne del Povero nell’auto sacramental de Il grande teatro del mondo) e il desiderio di sottrarsi al dominio del reale dando forma ad un mondo rovesciato, liberato da leggi e regole, da convenzioni e imposizioni divine e statuali (l’Uomo e l’Arbitrio nell’auto sacramental de La vida es sueño).
Questa oscillazione tra le due polarità etico-drammaturgiche è il campo interpretativo in cui Barbara è immersa, in un bruciante rispecchiamento esistenziale: la condizione reale dell’alterazione cromosomica destina ad una oggettiva subalternità, ad una concreta sottrazione di potere, ad una minore possibilità di realizzazione del sé.
A questa sorte – segnata da ‘una stella importuna’ (come quella di Fenix ne Il principe costante) Barbara contrappone una furia artistica sovversiva, una volontà di rivolta che non si assoggetta all’evidenza psico-fisica, bellezza e forza irriducibili versus l’arrogante violenza delle norme e delle convenzioni sociali. Al tempo reale sostituisce il tempo sospeso del teatro e converte il mondo stretto della vita in un mondo largo e poetico, un Mondo Nuovo (Friedrich Hölderlin, La morte di Empedocle).
Il corpo sentimentale di Barbara instaura un’istantanea vicinanza emotiva, una fulminante alleanza psichica con lo spettatore: Barbara non si oppone all’essere vista per quello che è, ma sovrappone allo sguardo/schermo dello spettatore una potenza espressiva imprevista ed inimmaginata.
Al contrario di Hamlet Solo – un altro assolo di cui l’attrice è protagonista, spettacolo allestito in prestigiosi luoghi monumentali, l’ultimo dei quali è stato il Teatro Farnese di Parma nel 2019 – Altro stato ci chiede di dare forma ad uno spazio-chiave e ad un modus recitandi molto diversi: al primo piano eroico di Amleto si sostituisce un campo lungo in un controluce fortemente antiretorico. La parziale sottrazione alla visione diretta tende alla negazione del diritto emotivo dello spettatore, alla sua dislocazione psichica in due campi drammatici disfunzionali. Alla manifestazione organica del duo Sigismondo/Clarino si sostituisce un contrappunto meccanico, alla presenza costante l’intermittenza dell’assenza, alla vita scenica la sua rappresentazione inanimata, al nitore del reale la pressione onirica dell’ombra.

8 ottobre Hipògrifo violento

Orario:

Dove : Teatro Lenz

Sandra Soncini incarna un pezzo lunghissimo della nostra storia, una congiunzione artistica iniziata alla fine degli anni Ottanta: un periodo davvero lungo, intenso, con allontanamenti e ritorni. Questa oscillazione amorosa rafforza il senso di questo nostro nuovo lavoro, Hipógrifo violento: abbiamo lasciato l’accento in castigliano, per indicare già nel suono della prima parola-voce l’intenzione dinamica, il salto, lo strappo, il sussulto, il galoppo esistenziale dell’interprete/personaggio.
Sandra Soncini ha interpretato Rosaura ne La Vita è Sogno diciassette anni fa: questo Hipógrifo violento ha sicuramente memoria di quell’esperienza scenica, ma se ne ha sostanza estetica profondamente diversa. Hipógrifo violento non estrae semplicemente Rosaura dal contesto complessivo dell’opera – La Vita è Sogno – ma ne stratifica la dimensione testuale incuneando nel disegno drammaturgico le inflessioni dell’antagonista Sigismondo.
Francesco Pititto, che ne cura la drammaturgia, ha dato forma ad una personalità a ‘caselle’, a tessere, una figura-scacchiera, la cui presentia si manifesta come un mosaico di umori, di passioni e di impulsi contrastanti. Attraverso queste oscillazioni caratteriali abbiamo dato corpo psichico al nostro Hipógrifo, alla ricerca di una biografia scenica che ponesse in primo piano il cedimento esistenziale, l’identità instabile del soggetto nella contemporaneità.
In un intreccio di sequenze diverse e apparentemente scollegate, il cammino performativo dell’interprete è segnato da un’irrefrenabile pantoclastìa drammatica: da garrulo fantoccio travestita da uomo a bambino-burattino lacrimoso e violento, da maschietto immorale e onanista a femmina disforica e informe, da mistica in stato di alterazione a maschera androgina e grottesca.
Con la performer – Sandra Soncini – prevale una visione immediatamente fisica del lavoro, poiché il suo percorso artistico proviene dalla danza, ma si tramuta quasi improvvisamente, per una specie di miracolo estetico, in forte tensione verbale. Credo che in Italia siano pochissime attrici con queste caratteristiche. Sandra ha mescolato, senza sofferenza, le due anime di danzatrice e attrice: il lavoro nasce su di lei e con lei. Hipógrifo violento è nudo: non ha bisogno di apparati scenografici decorativi o di artifici tecnologici, ma si ostende in un’installazione strutturata in anonimi segmenti materici in ferro, che deformano e feriscono il ventre tenero di guanciali dalla mollezza biancastra e lardosa. Tra quei tratti plastici di vite/sogni interrotti si fa spazio il corpo umano impietoso, deforme, implacato e stridente.

9 ottobre Melancolìa contromano

Orario:

alle 20.00

Dove : Teatro Lenz

Installazione visuale e sonora da Il principe costante di Pedro Calderón de la Barca
Interpreti | Valentina Barbarini, Ettore Lombardi, Elisa Orlandini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni, Sandra Soncini
Musica | Andrea Azzali
Durata | 40 minuti

9 ottobre Altro stato

Orario:

alle 20.45

Dove : Teatro Lenz

Altro stato è incarnato dall’attrice sensibile Barbara Voghera.
Barbara fa parte dell’ensemble di Lenz dal 2000: una lunga, straordinaria amicizia artistica.
Nel precedente storico allestimento de La vita è sogno interpretava il fool, Clarino, servo del principe Sigismondo, funzione scenica incorniciata in una dualità abbastanza convenzionale, simile a quella di Don Chisciotte e Sancho Panza: il magro, affusolato, anoressico principe e il servo cicciottello, sempre affamato. In Altro stato vogliamo superare questa visione conservatrice della relazione servo-padrone, prevedibile dialettica sociale, per ricondurre la tensione della duplicità in un unico soggetto. In Barbara convivono – sempre in lotta – le due anime de La vita è sogno: la consapevolezza della tragedia senza scampo a cui è destinato l’Uomo (la fame, la sofferenza perenne del Povero nell’auto sacramental de Il grande teatro del mondo) e il desiderio di sottrarsi al dominio del reale dando forma ad un mondo rovesciato, liberato da leggi e regole, da convenzioni e imposizioni divine e statuali (l’Uomo e l’Arbitrio nell’auto sacramental de La vida es sueño).
Questa oscillazione tra le due polarità etico-drammaturgiche è il campo interpretativo in cui Barbara è immersa, in un bruciante rispecchiamento esistenziale: la condizione reale dell’alterazione cromosomica destina ad una oggettiva subalternità, ad una concreta sottrazione di potere, ad una minore possibilità di realizzazione del sé.
A questa sorte – segnata da ‘una stella importuna’ (come quella di Fenix ne Il principe costante) Barbara contrappone una furia artistica sovversiva, una volontà di rivolta che non si assoggetta all’evidenza psico-fisica, bellezza e forza irriducibili versus l’arrogante violenza delle norme e delle convenzioni sociali. Al tempo reale sostituisce il tempo sospeso del teatro e converte il mondo stretto della vita in un mondo largo e poetico, un Mondo Nuovo (Friedrich Hölderlin, La morte di Empedocle).
Il corpo sentimentale di Barbara instaura un’istantanea vicinanza emotiva, una fulminante alleanza psichica con lo spettatore: Barbara non si oppone all’essere vista per quello che è, ma sovrappone allo sguardo/schermo dello spettatore una potenza espressiva imprevista ed inimmaginata.
Al contrario di Hamlet Solo – un altro assolo di cui l’attrice è protagonista, spettacolo allestito in prestigiosi luoghi monumentali, l’ultimo dei quali è stato il Teatro Farnese di Parma nel 2019 – Altro stato ci chiede di dare forma ad uno spazio-chiave e ad un modus recitandi molto diversi: al primo piano eroico di Amleto si sostituisce un campo lungo in un controluce fortemente antiretorico. La parziale sottrazione alla visione diretta tende alla negazione del diritto emotivo dello spettatore, alla sua dislocazione psichica in due campi drammatici disfunzionali. Alla manifestazione organica del duo Sigismondo/Clarino si sostituisce un contrappunto meccanico, alla presenza costante l’intermittenza dell’assenza, alla vita scenica la sua rappresentazione inanimata, al nitore del reale la pressione onirica dell’ombra.

9 ottobre Hipògrifo violento

Orario:

Dove : Teatro Lenz

Sandra Soncini incarna un pezzo lunghissimo della nostra storia, una congiunzione artistica iniziata alla fine degli anni Ottanta: un periodo davvero lungo, intenso, con allontanamenti e ritorni. Questa oscillazione amorosa rafforza il senso di questo nostro nuovo lavoro, Hipógrifo violento: abbiamo lasciato l’accento in castigliano, per indicare già nel suono della prima parola-voce l’intenzione dinamica, il salto, lo strappo, il sussulto, il galoppo esistenziale dell’interprete/personaggio.
Sandra Soncini ha interpretato Rosaura ne La Vita è Sogno diciassette anni fa: questo Hipógrifo violento ha sicuramente memoria di quell’esperienza scenica, ma se ne ha sostanza estetica profondamente diversa. Hipógrifo violento non estrae semplicemente Rosaura dal contesto complessivo dell’opera – La Vita è Sogno – ma ne stratifica la dimensione testuale incuneando nel disegno drammaturgico le inflessioni dell’antagonista Sigismondo.
Francesco Pititto, che ne cura la drammaturgia, ha dato forma ad una personalità a ‘caselle’, a tessere, una figura-scacchiera, la cui presentia si manifesta come un mosaico di umori, di passioni e di impulsi contrastanti. Attraverso queste oscillazioni caratteriali abbiamo dato corpo psichico al nostro Hipógrifo, alla ricerca di una biografia scenica che ponesse in primo piano il cedimento esistenziale, l’identità instabile del soggetto nella contemporaneità.
In un intreccio di sequenze diverse e apparentemente scollegate, il cammino performativo dell’interprete è segnato da un’irrefrenabile pantoclastìa drammatica: da garrulo fantoccio travestita da uomo a bambino-burattino lacrimoso e violento, da maschietto immorale e onanista a femmina disforica e informe, da mistica in stato di alterazione a maschera androgina e grottesca.
Con la performer – Sandra Soncini – prevale una visione immediatamente fisica del lavoro, poiché il suo percorso artistico proviene dalla danza, ma si tramuta quasi improvvisamente, per una specie di miracolo estetico, in forte tensione verbale. Credo che in Italia siano pochissime attrici con queste caratteristiche. Sandra ha mescolato, senza sofferenza, le due anime di danzatrice e attrice: il lavoro nasce su di lei e con lei. Hipógrifo violento è nudo: non ha bisogno di apparati scenografici decorativi o di artifici tecnologici, ma si ostende in un’installazione strutturata in anonimi segmenti materici in ferro, che deformano e feriscono il ventre tenero di guanciali dalla mollezza biancastra e lardosa. Tra quei tratti plastici di vite/sogni interrotti si fa spazio il corpo umano impietoso, deforme, implacato e stridente.

10 ottobre Melancolìa contromano

Orario:

alle 18.00

Dove : Teatro Lenz

Installazione visuale e sonora da Il principe costante di Pedro Calderón de la Barca
Interpreti | Valentina Barbarini, Ettore Lombardi, Elisa Orlandini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni, Sandra Soncini
Musica | Andrea Azzali
Durata | 40 minuti

10 ottobre Altro stato

Orario:

alle 18.45

Dove : Teatro Lenz

Altro stato è incarnato dall’attrice sensibile Barbara Voghera.
Barbara fa parte dell’ensemble di Lenz dal 2000: una lunga, straordinaria amicizia artistica.
Nel precedente storico allestimento de La vita è sogno interpretava il fool, Clarino, servo del principe Sigismondo, funzione scenica incorniciata in una dualità abbastanza convenzionale, simile a quella di Don Chisciotte e Sancho Panza: il magro, affusolato, anoressico principe e il servo cicciottello, sempre affamato. In Altro stato vogliamo superare questa visione conservatrice della relazione servo-padrone, prevedibile dialettica sociale, per ricondurre la tensione della duplicità in un unico soggetto. In Barbara convivono – sempre in lotta – le due anime de La vita è sogno: la consapevolezza della tragedia senza scampo a cui è destinato l’Uomo (la fame, la sofferenza perenne del Povero nell’auto sacramental de Il grande teatro del mondo) e il desiderio di sottrarsi al dominio del reale dando forma ad un mondo rovesciato, liberato da leggi e regole, da convenzioni e imposizioni divine e statuali (l’Uomo e l’Arbitrio nell’auto sacramental de La vida es sueño).
Questa oscillazione tra le due polarità etico-drammaturgiche è il campo interpretativo in cui Barbara è immersa, in un bruciante rispecchiamento esistenziale: la condizione reale dell’alterazione cromosomica destina ad una oggettiva subalternità, ad una concreta sottrazione di potere, ad una minore possibilità di realizzazione del sé.
A questa sorte – segnata da ‘una stella importuna’ (come quella di Fenix ne Il principe costante) Barbara contrappone una furia artistica sovversiva, una volontà di rivolta che non si assoggetta all’evidenza psico-fisica, bellezza e forza irriducibili versus l’arrogante violenza delle norme e delle convenzioni sociali. Al tempo reale sostituisce il tempo sospeso del teatro e converte il mondo stretto della vita in un mondo largo e poetico, un Mondo Nuovo (Friedrich Hölderlin, La morte di Empedocle).
Il corpo sentimentale di Barbara instaura un’istantanea vicinanza emotiva, una fulminante alleanza psichica con lo spettatore: Barbara non si oppone all’essere vista per quello che è, ma sovrappone allo sguardo/schermo dello spettatore una potenza espressiva imprevista ed inimmaginata.
Al contrario di Hamlet Solo – un altro assolo di cui l’attrice è protagonista, spettacolo allestito in prestigiosi luoghi monumentali, l’ultimo dei quali è stato il Teatro Farnese di Parma nel 2019 – Altro stato ci chiede di dare forma ad uno spazio-chiave e ad un modus recitandi molto diversi: al primo piano eroico di Amleto si sostituisce un campo lungo in un controluce fortemente antiretorico. La parziale sottrazione alla visione diretta tende alla negazione del diritto emotivo dello spettatore, alla sua dislocazione psichica in due campi drammatici disfunzionali. Alla manifestazione organica del duo Sigismondo/Clarino si sostituisce un contrappunto meccanico, alla presenza costante l’intermittenza dell’assenza, alla vita scenica la sua rappresentazione inanimata, al nitore del reale la pressione onirica dell’ombra.

10 ottobre Hipògrifo violento

Orario:

alle 19.30

Dove : Teatro Lenz

Sandra Soncini incarna un pezzo lunghissimo della nostra storia, una congiunzione artistica iniziata alla fine degli anni Ottanta: un periodo davvero lungo, intenso, con allontanamenti e ritorni. Questa oscillazione amorosa rafforza il senso di questo nostro nuovo lavoro, Hipógrifo violento: abbiamo lasciato l’accento in castigliano, per indicare già nel suono della prima parola-voce l’intenzione dinamica, il salto, lo strappo, il sussulto, il galoppo esistenziale dell’interprete/personaggio.
Sandra Soncini ha interpretato Rosaura ne La Vita è Sogno diciassette anni fa: questo Hipógrifo violento ha sicuramente memoria di quell’esperienza scenica, ma se ne ha sostanza estetica profondamente diversa. Hipógrifo violento non estrae semplicemente Rosaura dal contesto complessivo dell’opera – La Vita è Sogno – ma ne stratifica la dimensione testuale incuneando nel disegno drammaturgico le inflessioni dell’antagonista Sigismondo.
Francesco Pititto, che ne cura la drammaturgia, ha dato forma ad una personalità a ‘caselle’, a tessere, una figura-scacchiera, la cui presentia si manifesta come un mosaico di umori, di passioni e di impulsi contrastanti. Attraverso queste oscillazioni caratteriali abbiamo dato corpo psichico al nostro Hipógrifo, alla ricerca di una biografia scenica che ponesse in primo piano il cedimento esistenziale, l’identità instabile del soggetto nella contemporaneità.
In un intreccio di sequenze diverse e apparentemente scollegate, il cammino performativo dell’interprete è segnato da un’irrefrenabile pantoclastìa drammatica: da garrulo fantoccio travestita da uomo a bambino-burattino lacrimoso e violento, da maschietto immorale e onanista a femmina disforica e informe, da mistica in stato di alterazione a maschera androgina e grottesca.
Con la performer – Sandra Soncini – prevale una visione immediatamente fisica del lavoro, poiché il suo percorso artistico proviene dalla danza, ma si tramuta quasi improvvisamente, per una specie di miracolo estetico, in forte tensione verbale. Credo che in Italia siano pochissime attrici con queste caratteristiche. Sandra ha mescolato, senza sofferenza, le due anime di danzatrice e attrice: il lavoro nasce su di lei e con lei. Hipógrifo violento è nudo: non ha bisogno di apparati scenografici decorativi o di artifici tecnologici, ma si ostende in un’installazione strutturata in anonimi segmenti materici in ferro, che deformano e feriscono il ventre tenero di guanciali dalla mollezza biancastra e lardosa. Tra quei tratti plastici di vite/sogni interrotti si fa spazio il corpo umano impietoso, deforme, implacato e stridente.

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