Woodoo People

Luogo:Il Cubo di Via La Spezia

Orario:

Tariffe:

Ingresso gratuito.

Galleria Bianca aperta dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00. 

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Il titolo “Woodoo People”, scelto dall’artista Carlo Alberto Rastelli, vorrebbe esplicare l’intenzione di offrire allo spettatore un excursus sulla serie di opere che caratterizza gli sviluppi recenti della sua ricerca artistica: una serie interamente dedicata al concetto di temporalità.

Un tema talmente ampio e complesso da essere trattato in maniera duplice: innanzitutto attraverso la scelta dei soggetti, estrapolati da vecchie foto risalenti alla fine del XIX secolo, e tradotti pittoricamente ad olio e acrilico. Nel processo di rielaborazione pittorica, tali figure vengono parzialmente censurate da sfondamenti prospettici che, ricalcando le sagome dei personaggi, aprono una finestra sull’immagine quanto più archetipica dell’idea stessa di tempo: stelle, galassie e buchi neri.

In secondo luogo, la dimensione temporale emerge dal materiale utilizzato come supporto delle opere: il legno di abete, le cui venature scandiscono il trascorrere degli anni di vita della pianta d’origine.

In particolare, i lavori esposti in mostra saranno il frutto della produzione degli ultimi due anni di lavoro dell’artista, corrispondenti alla crisi pandemica mondiale: un evento storico di portata tale da imporre – se non una testimonianza esplicita – quantomeno una risonanza estetica sul piano delle arti figurative. Le opere esposte comporranno quindi un caleidoscopio di personaggi – soldati, pugili, clown, prostitute – a corollario di un apparato sociale perennemente valido e attuale: volti anonimi vecchi di oltre un secolo, che tuttavia ripropongono un’immanente “commedia umana” di balzachiana memoria, a fungere da ponte tra un passato e un presente che, anziché susseguirsi, si compenetrano indistintamente. Le figure posano a favore dei nostri sguardi, agghindati con le divise che ne distinguono ruolo, funzione e condizione. Unica finestra sul mondo è la scenografia alle loro spalle: elementi ricorrenti della fotografia ottocentesca, questi fondali dipinti veicolano un’estetica dagli echi tardoromantici, quasi a voler ricondurre l’essere umano a una bucolica riconciliazione con una natura progressivamente schiacciata dall’incedere del progresso tecnologico.

Queste scenografie, ultimo baluardo di una pittura sorpassata dal dagherrotipo nella descrizione del dato reale, vengono qui ricondotte al medium pittorico, al fine di istaurare un dialogo ambivalente tra polarità alternative: pittura e fotografia, interno ed esterno, naturale ed artificiale.

 

Inaugurazione venerdì 1° ottobre ore 18.30

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