Through time. Integrità e trasformazione dell’opera

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Per luoghi ed elenco mostre consultare il programma.

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Through time. Integrità e trasformazione dell’opera: un programma di mostre e residenze d’artista in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21

Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma ha riaperto gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con Through time: integrità e trasformazione dell’opera, un programma di mostre e residenze d’artista realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21.

Gli artisti coinvolti, a partire da febbraio 2020, sono Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.

Gli artisti sono stati invitati a riflettere sul patrimonio conservato allo CSAC proponendone una propria lettura, una collezione di archivi con cui hanno potuto confrontarsi e interagire per ideare delle installazioni che saranno visitabili nel corso del 2020, accompagnate da un progetto editoriale: tre volumi editi dalla casa editrice All Around Art.

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Through time: integrity and transformation of the artwork

Programma di residenze

a cura di Francesca Zanella

Mostre di Massimo Bartolini, Luca Vitone e Eva Marisaldi

a cura di Marco Scotti

CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione Università di Parma

Febbraio 2020 – Gennaio 2021

cataloghi pubblicati da All Around Art

 

On Identikit

Orario:

Inaugurazione domenica 16 febbraio ore 11.00; ARCHIVIO MUSEO CSAC, Abbazia di Valserena, Parma

Orari di apertura

Mercoledì-venerdì 15-19

Sabato-domenica 10-19

 

 

Dove : CSAC

Il primo capitolo di Through Time: integrità e trasformazione dell’opera vedrà Massimo Bartolini con un progetto dal titolo Identikit che inaugura il 16 febbraio negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia.

“Il primo capitolo di Through Time: integrità e trasformazione dell’opera vedrà Massimo Bartolini con un progetto dal titolo Identikit che inaugura il 16 febbraio negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia. Le opere di Massimo Bartolini, spesso pensate a partire da un contesto specifico – un’opera, una collezione – vivono in stretto legame con il luogo che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale, modificandolo, interpretandolo e definendolo. Nel corso della sua residenza allo CSAC, Bartolini si è focalizzato sulle opere di due grandi maestri come Luigi Ghirri e Luciano Fabro, presenti nelle collezioni degli archivi CSAC.

 

Nella fase preliminare del progetto, Bartolini si è concentrato nella ricerca di tutti i dischi in vinile fotografati da Ghirri nella serie “Identikit” (1979), dove l’artista emiliano restituiva in maniera veritiera e implacabile un ritratto di se stesso attraverso quello della propria libreria. I titoli dei vinili, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno istigato a Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poter sfilare finalmente i dischi dalla bidimensionalità dello scatto fotografico e ascoltarli in compagnia dell’opera Lo Spirato di Luciano Fabro (1972), allestita in una delle cappelle nobiliari della Chiesa, “forse per consolare, come quando si porta un mazzo di fiori su una tomba o per rallegrare, come quando si vuole smuovere una energia o per modificare, come, grazie ad un sortilegio, rendere organico l’inorganico”.”

 

Luca Vitone. Il Canone

Orario:

mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 19.00
sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00
Chiusa lunedì e martedì.

Dove : CSAC

Il secondo capitolo di Through Time coinvolge Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 in occasione del progetto #Grand Tourists, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria.

L’Archivio-Museo CSAC conserva a partire dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Dopo Massimo Bartolini, che il 16 febbraio scorso ha inaugurato l’installazione On Identikit (chiusa con due settimane di anticipo, causa emergenza sanitaria, lo scorso 8 marzo 2020), a confrontarsi con questo patrimonio preziosissimo sarà Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto #GrandTourists. In quell’occasione, Luca Vitone aveva potuto letteralmente immergersi negli archivi e nelle collezioni CSAC, confrontandosi al tempo stesso con la città di Parma e una rete di altri archivi e musei.

Vitone, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria, propone nell’ambito di Through time l’esito espositivo di quella residenza: Il Canone, un omaggio al concetto stesso di archivio a partire dal furgone utilizzato fino all’inizio degli anni 2000 dallo CSAC per il trasporto e l’acquisizione delle opere e degli archivi. Il mezzo di trasporto – metafora dell’azione del prelevare e dell’agire per la raccolta e la costruzione dell’archivio – sarà allestito nell’imponente navata centrale della Chiesa abbaziale, seguito da una lunga “parata” di lavori e progetti che rappresentano un ampio spettro della ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista con un criterio del tutto personale, quasi a ricostruire immaginari legami tra le opere conservate allo CSAC e le proprie vicende biografiche. 

Per l’artista, “entrare nell’archivio del CSAC è come immergersi in un mare tropicale, di quelli noti per lo snorkeling. Impossibile non rimanerne affascinati, anche se non si riconoscono i pesci si è frastornati dai colori, dalle forme e soprattutto dalla quantità di animali da osservare. […] Ma c’era una cosa che mi tornava sempre alla mente: un furgone bianco, parcheggiato nell’angolo più lontano del piazzale, come fosse abbandonato, stava lì con la sua scritta sulla portiera ‘Università di Parma’ a testimoniare il suo ruolo passato”. 

Nella visione di Luca Vitone il furgone rimanda concettualmente all’opera Das Rudel di Joseph Beuys del 1969, in cui 24 slitte in legno fuoriescono da un vecchio furgoncino Volkswagen. Come per Beuys, anche in questo caso, le 24 opere e oggetti che il furgone dell’Università di Parma lascia dietro di sè sono collegate a episodi autobiografici dell’artista oppure ad autori che hanno profondamente segnato la sua crescita artistica, riscoperti all’interno degli archivi CSAC. Tra questi figurano Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Erberto Carboni, Archizoom Associati, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr./Sottsass Associati, Andrea Branzi, la rivista satirica “Il Male” e persino un anonimo, autore di un’imitazione di una lampada di Vico Magistretti.

Eva Marisaldi. Secondi tempi

Orario:

Dal 6 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021.
Inaugurazione domenica 6 dicembre 2020, alle 11.00
mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15.00 alle 19.00
sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00
Chiusa lunedì e martedì.

 

 

Dove : CSAC

Il capitolo conclusivo di Through time inaugura il 6 dicembre e avrà come protagonista Eva Marisaldi, artista che aveva già lavorato sugli archivi CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto L’Abbazia per tutti, finanziato dal MIUR, quando aveva prodotto, con la collaborazione di Enrico Serotti, l’opera audio-video Jukebox rivolta al pubblico disabile e non, nell’ottica di un approccio inclusivo all’Archivio-Museo.

Il capitolo conclusivo di Through time apre il 6 dicembre e avrà come protagonista Eva Marisaldi, artista che aveva già lavorato sugli archivi CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto L’Abbazia per tutti, finanziato dal MIUR, quando aveva prodotto, con la collaborazione di Enrico Serotti, l’opera audio-video Jukebox rivolta al pubblico disabile e non, nell’ottica di un approccio inclusivo all’Archivio-Museo.

Eva Marisaldi si esprime attraverso un linguaggio artistico poliedrico mediato tra fotografie, manufatti, azioni, video, animazioni, installazioni, alternati a tecniche di ricamo e di disegno. Altresì i suoi lavori sono caratterizzati da una raffinata vena narrativa. Nella sua ricerca prende spunto dalla realtà ma si concentra su aspetti nascosti delle situazioni quotidiane, analizzandoli attraverso il suo modo di fare arte, un processo giocoso che si addentra nella sfera della fantasia e dell’immaginazione. Interrogandosi su tematiche quali il dialogo e la comunicazione, Eva Marisaldi indaga le possibilità di riflessione individuale e collettiva all’interno dello spazio espositivo, rapportandosi con esso in maniera sempre delicata ed elegante. Le sue opere di conseguenza non producono un impatto immediato, i suoi interventi sono complessi e si contraddistinguono per un iniziale senso di spaesamento, richiedendo lunghe pause di riflessione ed un’attenta osservazione.

 

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